Grazie Santella!

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dott. Alfio Cocuzza* La Fondazione catanese per lo studio e la cura della malattie neoplastiche del sangue, che ho avuto il privilegio di presiedere per circa un decennio fino al 20 febbraio 2006, celebrata quest’anno il suo ventennale.

Il drammatico appello che Santella Massimino aveva lanciato, prima di morire, da Parigi – dove era stata portata nel disperato tentativo di sottrarla alla morte – ha trovato piena realizzazione nell’opera creata dai genitori della ragazza, che avevano seguito, impotenti, il progredire di un male allora inguaribile. Le ansie, l’angoscia della solitudine e della lontananza dalla propria terra, la consapevolezza della inevitabilità di un fine imminente della sua giovane vita, aveva portato Santella a formulare il generoso auspicio che altri in avvenire non avessero a subire la sua stessa sorte.

La Fon.Ca.Ne.Sa. nacque quindi vent’anni or sono dall’amorevole intendimento dei coniugi Ottavio e Rosalba Massimino di onorare la memoria di una figlia morta prematuramente di leucemia.

Tale ammirevole realtà mi portò ad accettare la presidenza. Inizialmente la Fondazione aveva limitato i suoi interventi a contribuire, con borse di studio o premi di incentivazione, all’attività di studio e ricerca dell’Istituto di Ematologia dell’Università di Catania, allora diretto dal compianto prof. Elio Cacciola ed oggi dal prof. Rino Giustolisi.

Fu proprio seguendo un’intuizione di quest’ultimo che, nel 1999, ebbe inizio una diversa attività di supporto agli ammalati di ematologia in cura presso il detto Istituto, quella cioè della creazione di due case di accoglienza, destinate, la prima, che iniziò la sua attività proprio nel 1999, ad ospitare i prossimi congiunti di coloro che, essendo affetti da malattie neoplastiche del sangue, si trovano ricoverati presso quella struttura sanitaria e al seconda, che iniziò la sua attività due anni dopo, destinata ad ospitare gli ammalati di malattie neoplastiche del sangue, in cura ambulatoriale presso la stessa struttura. La filosofia dell’intervento era del tutto evidente, si voleva evitare agli ammalati, le cui condizioni economiche non lo consentivano, di avere nei momenti più drammatici dell’evoluzione delle patologia, la vicinanza dei propri congiunti e di evitare a quelli, il cui trattamento non esigeva il ricovero, il disagio dei trasferimenti giornalieri dai paesi d’origine alla sede della struttura sanitaria.

Diversa l’utenza, identico lo scopo! L’iniziativa ebbe enorme successo, anche perché pubblicizzata da coloro che ne avevano fatto positiva esperienza . Ormai entrambe le due Case di accoglienza hanno lavorato e lavorano a pieno ritmo, pur tra le mille difficoltà economiche, imposte dalla gestione di due strutture così impegnative che offrono un servizio del tutto gratuito e tuttavia altamente qualificato, posto che all’assistenza materiale dell’alloggio e del vitto, si aggiunge anche l’assistenza psicologica, che è assicurata da una qualificata professionista. Ma nel ventennale della Fondazione il mio pensiero va a Santella, una coraggiosa ragazza, che ho avuto il privilegio di conoscere soltanto per aver letto alcuni dei suoi scritti e dei suoi versi pieni d’amore, di altruismo e di generosità. E nell’augurare alla Fon.Ca.Ne.Sa. una sempre più proficua attività, mi si consenta di ripetere la preghiera con la quale conclusi, lo scorso anno, il mio prologo allo Stabat Mater recitato nel ventennale della sua morte:

 

Riposa in pace, Santella! Ti accompagna per sempre l’amore insostituibile di chi ti ha generato, il ricordo di quanti ti hanno direttamente e indirettamente conosciuto ed amato, la gratitudine di tutti coloro che hanno tratto conforto ed assistenza nell’opera che tu hai avuto e che la Fondazione di sforza quotidianamente di realizzare.

 

Alfio Cocuzza
Presidente Onorario Fon.Ca.Ne.Sa.

*Questo articolo è estratto dal libro pubblicato nel 2006 in occasione del ventennale della Fondazione

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