Testimonianze

Dedicato alla Fondazione

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Il desiderio di rendere pubblico il ringraziamento per la signora Rosalba Massimino, presidente della Fon.ca.ne.sa, per il professor Francesco Di Raimondo e la sua equipe

Siamo Pietro Gagliardo, da porto Empedocle, Vincenzo La Porta e Giovanna Farruggia da Caltanissetta, Carmela Randazzo da Avola e Nicolina Baiamonte da Palermo e con grande affetto ed emozione con questa lettera raccogliamo l’esperienza delle nostre coraggiose famiglie che in questi anni hanno dovuto lottare contro un male che spesso non lascia altro che un triste vuoto: la leucemia.

Quanto dolore si cela nei cuori delle persone alle quali è stata diagnosticata; quanta solitudine e tristezza aleggia negli occhi dei malati e dei rispettivi congiunti.

Oltre alla malattia, infatti, ogni famiglia deve affrontare tutte le difficoltà legate alla cura che spesso si protrae nel tempo. Un viaggio nella speranza che non è dei più semplici.

Un iter che richiede forza e determinazione, energie che, come dice la signora Baiamonte “sono quelle che si perdono più facilmente e che devono essere profuse quotidianamente dalle persone che ci circondano. In questo la signora Massimino, con la sua accoglienza e la sua esperienza personale, è stata per noi una grande alleata”.

“La sua presenza nel nostro viaggio ci ha donato la forza per lottare insieme ai nostri cari” dice il marito, Giovanni La Rosa, e a lui fa eco il coniuge di Giovanna Farruggia, Alfonso La Placa, “e ci ha dato anche la possibilità di assistere i nostri cari, anche se le condizioni economiche non lo avrebbero consentito”.

“La signora Massimino è una donna speciale, che porta nel proprio cuore una delle esperienze più brutte che una madre possa conoscere. La nobiltà e la grandezza del suo cuore le hanno permesso di trasformare il dolore in Amore verso chi, come lei, si è ritrovato a vivere una così difficile realtà e per questo non potrà mai smettere di ringraziarla”, dice Giovanna Di Marco, moglie di Vincenzo La Porta, che si unisce al ringraziamento con un pensiero all’aiuto concreto che le due case di accoglienza riescono a fornire alle famiglie.

Oltre all’aiuto psicologico, fondamentale in questi casi, proprio la signora Massimino, con la sua fondazione, la Fon.ca.ne.sa., che offre un servizio completamente gratuito di alloggio, vitto e conforto ai parenti dei malati e a quest’ultimi.

“Due case di accoglienza meravigliose!” dice Carmela Randazzo che aggiunge, “Due case vere che raccolgono i comfort e gli agi delle nostre stesse dimore. Al loro interno viene garantito il rispetto della dignità umana e si respirano Amore e Calore”.

“Tutto è curato nei minimi particolari per rendere l’ambiente il più accoglienze possibile. La gestione è infatti affidata a stretti e qualificati della signora Massimino, che non poteva non circondarsi di persone altrettanto speciali e vicine alla sofferenza e al rispetto del prossimo. La Fon.ca.ne.sa. è stata come un raggio di sole; per questo mi auguro possa continuare ad esistere, per chi, come me, possa ritrovare la luce tra le tenebre della malattia”, dice la Giovanna Farruggia.

La realtà solidale di Casa Santella, che unisce accoglienza e ricerca, è stata toccata con mano dalle nostre famiglie e dalle altre con le quali abbiamo condiviso per anni il dolore e la speranza. Tra noi, come spesso accade all’interno di queste case, si è creata una solidarietà che ci ha dato la forza per affrontare i momento difficili. Tutto ciò è stato possibile grazie a questa meravigliosa realtà che vive e si identifica con il cuore della madre e fondatrice: Rosalba Massimino.

E’ una donna di cui tutti noi abbiamo apprezzato, fin da subito, la nobiltà e la sensibilità di cuore, la generosità e l’altruismo. Oggi, dopo averla conosciuta personalmente, non possiamo fare a meno di continuare ad apprezzare quelle che erano state le prime intuizioni nei confronti di una donna sconosciuta. Ma che ci aveva donato tanto: la serenità in uno dei momenti più difficili della nostra vita. La ringraziamento molto per tutto quello che ha rappresentato in questi anni, e per tutto quello che ha fatto per noi. Molte persone hanno ancora bisogno di lei, ed è per questo che deve continuare a lottare per rendere reale il sogno che lei stessa ha creduto possibile e che oggi anche noi condividiamo e sosteniamo.

Grazie Rosalba, Grazie Fon.ca.ne.sa.

Un viaggio nel cuore di Casa Santella

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Mi chiamo Veronica come amo definirmi sono “un’amica” della FonCaNeSa.

Ho conosciuto la Fondazione cinque anni fa e in cinque anni ho avuto modo di capire quanto questa fondazione sia importante per tutte quelle persone che portano avanti una battaglia contro un male che a volte non perdona.

Quanta gente, quante storie e quanto dolore è passato da quelle due meravigliose case d’accoglienza ormai diventate rifugio e protezione per chi le abita. Mura che se potessero parlare racconterebbero di lacrime e speranze che incorniciano giornate.

Ma Casa Santella è un riparo per tutta questa gente. Entrandovi si respira “calore”, calore umano, quello stesso calore che per quanto funzionali le fredde mura di un ospedale non potranno mai generare. Sarà la sofferenza che unisce storie e famiglie o forse sarà il desiderio di amore, speranza e calore espresso per gli altri da Santella che diviene sempre più reale grazie alla tenacia e alla forza della madre che non ha mai smesso di battersi per quella che è la più giusta delle cause.

Per gli ospiti della Fon.Ca.Ne.Sa., Santella è ormai come una sorella, una sorella maggiore che ha predisposto per loro una condizione più serena capace di sgravarli dai quotidiani oneri; e la Signora Massimino, direttrice e presidente, una madre, un’amorevole madre pronta a fornire sostegno a tutti quei figli che come la sua Santella hanno combattuto e combattono contro un mostro chiamato leucemia.

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In un luogo caro ho trovato un'amica

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Cara Rosalba,
ti parlo in questa maniera confidenziale perché, a differenza della prima lettera che ti ho scritto dieci anni fa, ho avuto modo di conoscerti e di apprezzarti sempre più e oggi ti considero una mia amica.

Dieci anni fa scrivevo ad una persona sconosciuta per ringraziarla di avermi aiutato con la sua associazione e soprattutto con “Casa Santella”, in un momento difficilissimo della mia vita. Proprio a Casa Santella sono stata ospitata durante il periodo della mia malattia, una casa dove ho potuto meglio affrontare il periodo della mia malattia, una casa dove ho potuto meglio affrontare le sofferenze della terapia perché percepivo in quell’appartamento il calore familiare, perché tutto era curato nei minimi particolari per rendere l’ambiente più accogliente possibile.

Già allora avevo percepito che la regista di tutto ciò doveva essere una persona speciale con un cuore nobile e generoso.

Difatti non mi sono sbagliata, con il tempo ho potuto sempre più apprezzare la nobilità del tuo cuore, la tua sensibilità, il tuo altruismo e la tua disponibilità.

La perdita della tua adorata Santella ha creato una ferita profonda nel tuo cuore, ma da questa ferita sgorga amore, amore verso gli altri e la tua forza è tua figlia che vive in te e in tutte le persone ammalate che beneficiano della tua generosità tramite la Fon.Ca.Ne.Sa. .

Io continuo a ringraziarti per tutto quello che fai, e sono felice che oggi dopo dieci anni posso continuare a ringraziarti.

“I buoni amici sono come gli angeli, non c’è bisogno di vederli per sapere che ci sono”, accanto a me, dal 2001, ci sono due angeli: un angelo in cielo che si chiama Santella ed un angelo in terra che si chiama Rosalba

Grazie sempre e per sempre
Adele Stevani

Un raggio di serenità per chi è nel tunnel della malattia

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Adele StevaniMi chiamo Adele Stevani, sono una cittadina messinese e una paziente del prof. Rosario Giustolisi.

L’idea di questa lettera è nata quando, in preda alla paura e cupa disperazione alla scoperta di una malattia che mi affligge, un raggio di quiete e serenità ha illuminato la mia difficile condizione grazie alla fondazione catanese Fon.Ca.Ne.Sa. che quotidianamente garantisce ai malati del Centro ematologico del Ferrarotto una vera casa che, nel periodo della dura chemioterapia, dia loro la garanzia del rispetto della dignità umana, consentendo di ricreare un ambiente assolutamente confortevole attorno a chi vive un momento difficile e a chi lo accompagna in questo irto cammino.

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