Un viaggio nel cuore di Casa Santella

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Mi chiamo Veronica come amo definirmi sono “un’amica” della FonCaNeSa.

Ho conosciuto la Fondazione cinque anni fa e in cinque anni ho avuto modo di capire quanto questa fondazione sia importante per tutte quelle persone che portano avanti una battaglia contro un male che a volte non perdona.

Quanta gente, quante storie e quanto dolore è passato da quelle due meravigliose case d’accoglienza ormai diventate rifugio e protezione per chi le abita. Mura che se potessero parlare racconterebbero di lacrime e speranze che incorniciano giornate.

Ma Casa Santella è un riparo per tutta questa gente. Entrandovi si respira “calore”, calore umano, quello stesso calore che per quanto funzionali le fredde mura di un ospedale non potranno mai generare. Sarà la sofferenza che unisce storie e famiglie o forse sarà il desiderio di amore, speranza e calore espresso per gli altri da Santella che diviene sempre più reale grazie alla tenacia e alla forza della madre che non ha mai smesso di battersi per quella che è la più giusta delle cause.

Per gli ospiti della Fon.Ca.Ne.Sa., Santella è ormai come una sorella, una sorella maggiore che ha predisposto per loro una condizione più serena capace di sgravarli dai quotidiani oneri; e la Signora Massimino, direttrice e presidente, una madre, un’amorevole madre pronta a fornire sostegno a tutti quei figli che come la sua Santella hanno combattuto e combattono contro un mostro chiamato leucemia.

Casa Santella accoglie tutti senza distinzioni di razza o età; vi sono infatti persone provenienti dai paesi più diversi, dalle condizioni più disparate e spesso dai ceti meno abbienti.

Proprio ieri ho avuto modo di conoscere Valentina, una bimba di sei anni affetta da leucemia, quella stessa malattia che aveva già colpito il padre mesi fa ma che non aveva ancora smesso di accanirsi contro la famiglia Sgarlata.

Mi apre la porta la madre di Valentina, una giovane donna provata dalla sofferenza ma dal dolce e rassicurante sorriso, mentre lei Valentina, protagonista indiscussa delle ultime settimana a casa Santella e delle attenzioni della Signora Massimino che non ha mai smesso di rivolgerle premurosi pensieri e golosi regali, si nascondeva timida ma attenta dietro ad una delle numerose piante che adornano la casa.

Ha due occhi grandi Valentina, spalancati sul mondo, velati da una leggera malinconia, che ti entrano dentro. Occhi vispi e curiosi.

Abbiamo fatto presto a diventare amiche e insieme abbiamo parlato di tutto.

Le ho chiesto: “Sai chi à la Signora Massimino?” e lei sicura mi ha risposto: “La mamma di Santella, senza di lei queste case non ci sarebbero state, dove avrei guardato i cartoni animati? Casa mia è lontana da qui, è in un paese ed io non sarei potuta venire qui tutti i giorni, come avrei visto il mio papà? E poi…Io ho la mia stanza qui ed il mio letto non lo cedo a nessuno. Un giorno tornerò al mio paese ma quel letto sarà sempre di Valentina! Anche se dovesse arrivare qui un’altra bambina di nome Valentina, non prenderà mai il mio letto, la mia stanza, il mio posto” e lo diceva con un pizzico di malinconia come se non avesse voluto cedere a nessun altro e a nessun costo quella che ormai reputa essere la sua Casa. Perché è proprio questo che casa Santella rappresenta per loro.

Ha negli occhi la speranza, Valentina, nei modi la gioia e la voglia di vivere e nei pensieri la serenità, della sua età; serenità a volte turbata dal costante pensiero del padre che sta in ospedale a farsi curare, per poter star bene, per poter giocare e poter uscire di nuovo con Valentina, come facevano un tempo quando ancora la diagnosi di questa terribile malattia non aveva cambiato le loro vite.

Domani il papà di Valentina uscirò dall’ospedale con una speranza in più: il trapianto! La famiglia Sgarlata tornerà, quindi, in quel paesino della provincia di Ragusa che l’ultima volta li ha visti partire spaventati e disorientati per quello che viene chiamato “il viaggio della speranza”.

Torneranno a riabbracciare i loro cari e a festeggiare il settimo compleanno di Valentina rivolgendo sempre un dolce pensiero a chi con tanto amore li ha aiutati.

Ma è nel testamento morale di Santella che la Fon.Ca.Ne.Sa. affonda le sue radici trovandovi, inoltre, l’essenza stessa del suo essere: “Il mio desiderio sarebbe che Catania possa avere le strutture adatte ad aiutare i malati che sono costretti ad affrontare la malattia con il peso della lontananza…”.

La Fon.Ca.Ne.Sa. è Santella, che vive ogni giorno negli occhi delle persone che affrontano questa malattia, nelle speranze riposte sulla ricerca affinché possa un giorno succedere all’accezione di male “incurabile” quella di male “curabile”, ma soprattutto nel cuore, nei desideri, e nell’animo della madre unico cuore pulsante di questa grande realtà chiamata Fon.Ca.Ne.Sa..

Veronica Leanza

*Questa lettera è estratta dal libro pubblicato nel 2006 in occasione del ventennale della Fondazione